climatic intelligence
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by NYT, thanks

La valutazione postuma dei modelli climatici degli ultimi 50 anni dimostra la corrispondenza di quanto previsto con la realtà attuale: due le conseguenze. La prima i modelli adottati erano corretti a livello di analisi, pertanto si possono oggettivamente assumere attendibili quelli attualmente prevalenti per il futuro, soprattutto se si considera il salto tecnologico avvenuto nei mezzi previsionali e predittivi disponibili. La seconda, con ottica ottimistica, se si pongono in atto le drastiche misure suggerite dalla scienza per ovviare al riscaldamento globale comunque, per almeno i prossimi 15/20 anni, i problemi continueranno peggiorare diminuendo però, progressivamente, nella loro entità/intensità; con ottica pessimistica, prevalente se si considerano la risibilità delle azioni politiche messe in atto ad ora rispetto a quanto suggerito dalla scienza ed ai tempi massimi indicati come punto di non ritorno, il deterioramento globale nel medesimo periodo avverrà in maniera logaritmica per arrivare a perdere la guerra in atto contro noi stessi.

La seconda conseguenza come la si guardi porta al miglior scenario per cui, al minimo nella prossima decade, comunque si dovranno affrontare fenomeni più cruenti in intensità, estensione e ripercussioni di quelli attuali. Le priorità diventano pertanto le azioni immediate di adattamento e mitigazione degli effetti fisici e sociali di accadimenti a cui si andrà sicuramente incontro: l’eliminazione delle cause diventa un second-best, importante nel lungo periodo (se lo si vuole effettivamente affrontare) ma di secondo piano rispetto le politiche urgenti da intraprendere che sono di altra natura.

Adattamento e mitigazione sono parole che hanno effetti sistemici in termini dei resilienza competitiva. Coloro che saranno in grado di reagire da subito in maniera proattiva con politiche consone otterranno nel medio (in ottica climatica) periodo vantaggi considerevoli, anche perché gli effetti a cui fare fronte portano, prima di tutto, ad un peggioramento concatenato della velocità con cui le risorse diventano scarse. La disponibilità di territorio, le risorse naturali, l’agricoltura e l’allevamento, i flussi migratori e la demografia, i costi dei disastri naturali e delle proteste sociali, la necessità di sopravvivenza economica individuale, sono macro-aree che interagiscono in seguito al cambiamento unidirezionale del clima, con mutazioni da mitigare ed a cui bisogna adattarsi. Se le singole innovazioni tecnologie possono anche, raramente, avere genesi dovute alla serendipità, lo sviluppo tecnologico globale segue, invece, i bisogni di breve periodo e, nel medio-lungo, quelli dettati dal breve.

In altre parole lo scenario di economic intelligence è quello per cui se si vuole mantenere e magari incrementare la competitività sistemica è necessario pensare a come essere economicamente resilienti al cambiamento climatico e trarre vantaggio dai suoi effetti. Gli scenari che ne affrontano la progressiva eliminazione delle cause sono diventati inutili perché, a seconda delle prospettive, o i tempi per realizzarli sono definitivamente scaduti o l’interesse e la volontà politica prevalente è che scadano. Le tattiche e le tecniche non sono dissimili nei due casi: la differenza fondamentale è nei teatri operazionali e nelle operatività che devono essere improntate al nuovo obiettivo. Il caso di scuola è lo scenario artico e le nuove articolazione della guerra economica in atto per il predominio delle risorse.

Di questo avviso sono gli USA e la Russia. I primi stanno affrontando l’argomento in ottica di coordinamento delle diverse politiche federali tese a mitigare le necessità locali. Il modello delle riorganizzazioni successive della sicurezza nazionale, avvenute nel corso degli anni, trasla quindi alla climatic intelligence: gli obiettivi strategici sono mettere in comune informazioni, soluzioni e scalare i costi.

La Russia, ufficialmente negazionista sulle cause antropiche del cambiamento, ha rilasciato in dicembre un documento governativo molto articolato sul tema. Se da una parte vengono affrontati adattamento e mitigazione dall’altra sono elencate circa 30 misure per far fronte al mutamento competitivo del sistema paese dovuto al clima.

La Spagna nei prossimi mesi presenterà il ‘Piano Nazionale di Adattamento’ come provvedimento urgente dei primi 100 giorni di governo. Francia, Germania e Regno Unito entro fine anno rilasceranno le loro analisi strutturali con riguardo l’argomento.

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