Nuvole su Libra, Paura, Anatemi…e Gram di Telegram

analisi libra facebook
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Le nuvole sull’iniziativa Libra, sotto forma di strali da parte delle varie articolazioni degli establishment internazionali (finanziari e non), si addensano. La questione principale è che non si sa (non si hanno i mezzi tecnici, perché non esistono) come affrontare il problema.

Per le cryptocurrency si è scelto di imporre l’osservanza delle regole AML/CTF con finalità KYC agli exchanger: attualmente però il Bitcoin (in quanto emblema di tutte le cryptocurrency) è utilizzato al 90% a fini speculativi e gli speculatori in generale non eludono la sorveglianza finanziaria. Nel rimanente 10% coesistono diversi attori: chi se lo scambia, i miner, i p2p, l’attività darknet e chi compra beni e servizi. Tenendo conto del irrisorietà dell’importo complessivo del valore degli scambi in cryptocurrency, rispetto a quello degli scambi totali in valuta fiat, la realtà è che le cryptocurrency non vengono usate con finalità di acquisto di beni materiali o immateriali. Di conseguenza, andando oltre le esigenze dei media di creare allarmismi per l’audience e di chi cavalca la tigre per emergere e farsi un nome a forza di idiozie, il problema non è mai stato reale per nessuno (lo stesso dicasi per le supposte problematiche criminali e terroristiche).

Inoltre la sorveglianza finanziaria è strutturata su aggiornamento di black-list e sulla verifica statistica delle identità delle transazioni: se le transazioni sono quasi esclusivamente di genesi speculativa black-list e statistiche di segnalazione sono rispettate. Infine, eludere ai fini di privacy l’attuale finance intelligence finalizzata alle cryptocurrency è elementare: non ci sono strumenti che lo possano rilevare e, tanto meno, impedire.

Con Libra cambia la musica: essa è una stablecoin a fini merchant e non speculativi. Quindi potenzialmente, considerando chi l’emette e stando così le cose, la possibilità di comprare beni e servizi senza poter sapere chi-cosa-da-chi compra crescerà esponenzialmente. Di conseguenza la paura dell’establishment e come reazione (in mancanza di altro) la tempesta di anatemi dettata dalla comprensibile paura.

Dagli USA all’Europa sono stati fatti suonare campanelli d’allarme a qualsiasi livello, dal Congresso e Senato Statunitensi al G7 passando per l’Antirust Europeo e l’Associazione degli Avvocati Americani (in calce al post i link per gli approfondimenti), aventi tutti un comune denominatore: ottenere, o far ottenere, informazioni da Facebook su come intende sviluppare il progetto e prospettando scenari apocalittici in tema di anarchia monetaria. Non solo. Diversi si preoccupano, giustamente, del trattamento dei dati delle transazioni degli utenti.

Dal lato monetario bisogna tenere presente che nel white-paper di Libra è dichiarato che Calibra, il branch di Facebook che gestirà Libra, si atterrà alle normative internazionali KYC. In più fin da subito il portavoce di Libra fece presente che la stablecoin non sarà introdotta nei paesi sotto embargo USA e in quelli in cui le cryptocurrency sono vietate. Però Calibra gestirà solo le transazioni del gruppo e non l’intero ecosistema Libra il quale, come tutte le cryptocurrency, per funzionate si baserà sul segmento degli exchanger e, quindi, si torna alle problematiche viste sopra in un contesto però moltiplicato alla n.

Sotto il punto di vista del valore aggiunto l’intento di Facebook con Libra (e tanto più con Calibra) è quello di far entrare valuta fiat e riuscire a farla spendere all’interno dell’ecosistema in cambio di beni e servizi: quindi un marketplace planetario dichiaratamente indirizzato, negli intenti di comunicazione e dei buoni propositi espressi sempre nel white-paper, soprattutto agli unbanked e agli underbanked. Ma questi ultimi data la loro natura necessiteranno di identificazione univoca per operare: essa, è dichiarato, verrà fornita da Libra.

Qua sorge il problema sollevato, da coloro che si preoccupano di privacy, e cioè Libra non è basata su blockchain pubblica ma privata. Dato l’infame track-record di Facebook accumulato negli anni, con riguardo i dati dei clienti, chi garantirà il corretto uso (anche solo da parte di Calibra, che si prevede comunque non sarà di poco peso) di identità e transazioni ad esse connesse?

Facebook dal lato suo sta agendo su diversi binari. Il primo è gettare acqua sul fuoco sotto forma di incertezza sull’effettiva messa in linea dell’operazione. Nella semestrale dichiara, in estrema sintesi, che il polverone sollevato dal progetto può far predire per il gruppo costi operativi così elevati, in termini di adattamento alle diverse (non chiare) regolamentazioni e di salvaguardia della reputazione, che Libra potrebbe non venire mai alla luce o nascere molto oltre quanto inizialmente previsto.

Il secondo è giocare a ping-pong con le élite. La società non perde un colpo nel dichiarare che si sottoporrà alla diverse regolamentazioni (quella Svizzere, perché Libra Association ha sede in quel paese, FinCEN e Bank Secrecy Act negli USA, AML/CTF in generale) sapendo però benissimo che non esiste una regolamentazione per quello che si propone di realizzare ed invitando, le istituzioni che con lei si confrontano, ad inventarla.

Infine il progetto, nel contempo, continua chiaramente per la propria strada, annunciando, per esempio, la collaborazione con Hackerone per la sicurezza preventiva e apportando in circa due mesi dalla presentazione più di 500 modifiche al sorgente open-source.

Interessanti le reazioni dell’crypto-ecosistema monetario e non. Dal lato interno Il Financial Times dichiara che tre dei fondatori di Libra stanno pensando di tagliare l’appoggio: essi sono preoccupati dal lato reputazione considerando la negatività istituzionale e politica cha ha sollevato l’iniziativa e che essa sia un pretesto, per le diverse agenzie di regolamentazione, per andare a fare le pulci anche a casa loro. Dal lato esterno la crypto-lobby (che in USA ha speso, secondo Center for Responsive Politics, nel 2018 1,1 mil USD e nel 2019 è arrivata ad 800 k) è preoccupata che Libra sia causa di accanimento normativo sul settore, e sta agendo di conseguenza per mitigare i possibili danni.

NYT riporta che gli altri big-player sono tutti in attività per un loro prodotto, ma non suffraga con niente la notizia che non trova altri riscontri; l’unica news il fatto che Walmart (che non è però un big-one né di settore né in generale) ha depositato un brevetto per una propria cryptocurrency.

Curiosamente e intelligentemente in controtendenza il Governatore della Bank of England il quale, in sintesi, ha affermato che il sistema basato sul Dollaro non è più in grado di reggere gli shock di direzione diversa che caratterizzano, per segno ed intensità, le politiche economiche attuali. Globalizzazione, protezionismi, guerre commerciali, cambi di idee ormai con cadenza oraria colpi di tweet, ingabbiano le banche centrali in schemi con tassi di interesse vicini lo zero e senza inflazione danneggiando la crescita. Assumendo quindi posizioni molto simili a quelle russe e cinesi, Mark Carney citando Libra considera l’idea di una valuta sintetica globale basata su blockchain come riserva di valore. Non male.

La Cina, in considerazione di Libra, continua a esprimere accelerazione del progetto di crypyo-yuan mentre la FED ha annunciato la messa in linea, entro il 2024, di un suo sistema di pagamento al dettaglio in tempo reale in competizione con quello attualmente in essere gestito dal sistema finanziario.

Lo scenario su Libra al momento è che esse vedrà la luce più o meno nei tempi previsti. Non sarà un parto facile: sarà progressivo, per territori e servizi, e la creatura si modellerà gradualmente, in funzione delle mutazioni che essa stessa produrrà nel sistema della regolamentazione.

Infine Telegram. La società di messaggistica e annessi (tra cui Passport, un sistema di identificazione pesonale proprietario) che fa della privacy il suo cavallo di battaglia ha alcune particolarità. Non è un big-one, ha ad oggi 365 mil di utenti, ha un ottimo prodotto, è stata fondata ed è condotta da persone competenti e che non hanno paura nel portare avanti il loro progetto: hanno sfidato la censura ed il boicottaggio russo, e hanno avuto successo, ed ora stanno fornendo ai dissidenti di Honk-Kong, just-in-time, patch per aggirare quella cinese. Come riferimmo, in gennaio del 2018 ha lanciato un’ICO finalizzata alla realizzazione di un token monetario, Gram, e ha raccolto 1,7 mld di USD. Telegram ha annunciato che nei prossimi due mesi metterà on-line la cryptocurrency, senza curarsi minimamente di regolamenti e quant’altro. Non si è per utenti ed articolazione di servizio al livello di Facebook ma sarò un ottimo banco di prova sotto ogni punto di vista, non ultimo quello competitivo.

Forse, e si sottolinea forse, si è agli albori di uno sconvolgimento dei sistemi monetari: i segnali sono consistenti.

Di seguito i link per chi vuole approfondire i concetti sopra espressi.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-08-20/facebook-s-libra-currency-gets-european-union-antitrust-scrutiny

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-05-31/bitcoin-s-rally-masks-uncomfortable-fact-almost-nobody-uses-it

https://www.slideshare.net/joshsc/david-marcus-libra-testimony-71619-techcrunch

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-08-23/carney-urges-libra-like-reserve-currency-to-end-dollar-dominance

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-08-28/crypto-lobby-fights-to-contain-backlash-from-facebook-s-libra

https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-08-12/china-s-pboc-says-its-own-cryptocurrency-is-close-to-release

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