Scenario, l’Inutilità delle Democrazie al Tempo dell’AI

ai and democracies
Photo credit: Alex Chinneck

Archivio, 30 settembre 2018, social intelligence e intelligenza artificiale

Il concetto per cui con il raffinarsi dei processi di AI, intelligenza artificiale, l’utilità dei contratti sociali basati sul concetto di democrazia viene meno è stato arricchito recentemente da un nuovo contributo di Yuval Noah Harari. Nel suo ultimo e recente libro, ’21 Lezioni per il 21°Secolo’, lo storico-militare e sociologo israeliano, evidenzia, tra molto altro, come il confronto tra democrazia e tirannia non sia etico ma informativo.

Nel corso del 20° secolo la democrazia è stata un sistema più efficiente di elaborazione dell’informazione, rispetto alla tirannia, perché la tecnologia esistente non permetteva di compiere decisioni corrette e veloci quando i [troppi] dati erano concentrati in un unico luogo: non esisteva potenza di elaborazione sufficiente rispetto ai sistemi diffusi, motivo per cui quelli concentrati sono implosi, come non solo l’Unione Sovietica insegna.

Ora non è più così. Questo anzitutto per l’ovvia ragione della quantità di potenza di calcolo disponibile a quella che può essere la ristretta cerchia del tiranno, quindi produzione di scenari significativi in tempi utili anche in presenza di overload informativo e strutture molto centralizzate in tema di decisioni.

In aggiunta però Yuval Noah Harari fa una considerazione fondamentale: maggiori sono le informazioni a disposizione dell’AI migliore è il processo di machine learning finalizzato alla produzione dell’’ottimo’ per il supporto decisionale. La conseguenza è che una tirannia ha molti meno vincoli di una democrazia sia nel trattamento del dato dei contraenti sociali interni (i cittadini) sia nello spionaggio verso l’esterno: potenzialmente, quindi, ha un’efficienza migliore perché ha qualitativamente ed quantitativamente più dati e informazioni, significative ed utili, da poter elaborare.

L’analisi del professore israeliano, ovviamente molto più articolata di come sopra descritta perché affronta con accuratezza le relazioni di digital transformation sociali ed individuali che formalizzano l’ipotesi (per cui si consiglia la lettura del libro), ha il pregio di poter essere confrontata con la realtà dei fatti.

A livello macro, con ovvie differenziazioni nella matrice costituita dal livello di pervasività del contratto sociale e dello sviluppo dei sistemi di rilevazione e controllo digitale, Cina (con Hong-Kong e Macao a se stanti e nel novero), Taiwan, Singapore, Malesia, Indonesia, Russia ed ex repubbliche dell’Unione Sovietica non EU, stati della penisola arabica sono tutti esempi confermativi di ipotesi. Essi, inoltre ed a grandi linee, sono paesi stabili in cui i tassi di crescita sono alti e la qualità della vita è in rapida ascesa, segno che le tirannie, più o meno mascherate, oltre che efficienti sono anche efficaci nel loro scopo ultimo, cioè quello che di rimanere in vita e non essere spazzate via dal malcontento delle loro controparti contrattuali.

In altra ottica, quella sovranazionale e traversale dei modelli post-capitalistici di azienda che si sono affermati negli ultimi 15 anni, è abbastanza lampante dai fatti che le FAANG a nessuno rispondono in tema di raccolta, elaborazione ed utilizzo dei dati degli utenti.

L’impulso di analisi e di predizione che deriva dalle osservazioni di Yuval Noah Harari è, quindi, non tanto il pericolo di una deriva tirannica globale ma, piuttosto, la profonda trasformazione che il contratto democratico dovrà subire ad opera della tecnologia, in primis dell’avvento dell’AI, se esso vuole sopravvivere come forma sociale.

Innovation Intelligence Analyst | Meditator Zombie | Middle Age Hikikomori | Digital Borderline | Has A Black Hole Under The Pillow |A Bad Product Of💜Venezia🦁

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