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👁Social Intelligence: il Problema di Ognuno con l’Identità Digitale Auto-Sovrana

Archivio, 31 ottobre 2018, se stessi nel mondo digitale

L’identità digitale auto-sovrana (SSI, Self-Soverign Identity) è un problema di social intelligence cheinveste ognuno o, almeno, tutti coloro che hanno (consapevolmente o meno) almeno un account in rete: nonostante ciò di SSI se ne parla poco.

L’identità personale è un concetto auto cognitivo individuale che si sviluppa e delinea nel tempo attraverso il procedere nei diversi contesti; niente ha a che fare con la prova di identità fornita dai documenti: questi ultimi sono solo delle certificazioni anagrafiche emesse da un terzo, lo stato. Mentre lo stato può anche revocare unilateralmente, totalmente, parzialmente ed arbitrariamente la certificazione (problema comunque non trascurabile) ciascuno, invece, ha il controllo completo sulla propria identità personale e ne può disporre, nel corso dell’esistenza come vuole.

Nel mondo fisico si approcciano e dismettono a piacere i più variegati ambiti personali, sociali e culturali e le interazioni con essi formano l’identità personale. Ciascuno decide autonomamente la quantità e la qualità delle informazioni personali da accumunare con i terzi nel corso delle diverse relazioni.

Quindi nel ‘fisico’ si possiede sovranità sulla propria identità personale: pur non essendo un controllo perfetto, nel sociale si viene riconosciuti per quello che si è non per l’esibizione di un documento (il film ‘The Terminal’ di Steven Spielberg ed il romanzo di Franz Kafka ‘Il Processo’ bene esprimono il concetto nei rispettivi campi). Ancora, ogni volta che ci si presenta a qualcuno od a un determinato ambito di interazione, con cui si è già relazionati, non si è obbligati a farsi riconoscere: si è già conosciuti per le informazioni scambiate a quel momento.

Nel digitale questo non succede. Lasciando perdere, per brevità e non per importanza (del tempo perso), la necessità di farsi riconoscere ogni volta dal medesimo interlocutore attraverso le procedure di login (per cui con ogni controparte ogni volta che si interagisce è come fosse sempre la prima) le problematiche nel virtuale sono ulteriori.

Anzitutto ogni controparte ha un proprio sistema identificativo: quindi è come se nel ‘fisico’ ogni volta che si incontra qualcuno ci si dovesse non solo ripresentare ma, nel farlo, essere riconosciuti non per quello che si è ma in conseguenza dell’esibizione di un documento che è diverso per ogni interlocutore. Poi si ha il controllo, quindi la sovranità, su nessuna delle interazioni che avvengono nei contesti digitali: il controllo è demandato a terzi con la speranza, per ora vana, di un comportamento sincrono con le aspettative della nostra identità personale.

Sotto un primo punto di vista si può dire cha le necessità di login ed i diversi sistemi identificativi siano figli della complessità digitale; sotto altra ottica essi sono però fonte di profitto per una moltitudine di operatori/intermediari, per cui la standardizzazione, elementare agli attuali livelli di tecnologia e che faciliterebbe non poco la vita digitale, è scientemente non voluta.

Il discorso cambia invece per l’auto-sovranità del dato digitale. L’informazione digitale contribuisce a formare l’identità personale non solo nel virtuale ma anche nel reale, date le interazioni tra i due mondi: su di essa l’individuo non ha pressoché nessun controllo quantitativo, un controllo qualitativo molto scarso e una disponibilità di azione praticamente nulla. L’esempio di scuola è Google che quantitativamente possiede tutti i meta-dati di interazione tra account e sistema (e può farne quello che vuole, senza chiedere permesso né di ottenerli né di utilizzarli), qualitativamente dichiara le attività dell’account, interagente con il sistema, e non fornisce alcun risconto di controllo alla richiesta di cancellazione di dette attività (bisogna fidarsi del terzo).

In definitiva l’auto-sovranità sulla propria identità personale digitale (ma anche fisica, dato che è un po’ difficile vivere estraniandosi dal digitale) è quasi uguale a zero. Se in linea teorica la questione dell’auto rinuncia ci può stare in cambio di servizi gratuiti, o comunque ad un prezzo che tenga conto del sacrificio, nel momento in cui la fornitura del servizio viene meno deve esistere la possibilità individuale di esercitare l’auto-sovranità affinché i propri dati non possano più essere utilizzati. La metafora con il ‘fisico’ potrebbe essere quella dello stalking: la molestia, in base alle informazioni fornite quando esisteva la relazione, è vietata; nel caso del dato digitale lo scenario è ancora peggiore, perché la molestia è silente ed il titolare dell’informazione fornita (quando la relazione esisteva) è inconsapevole della continuità d’uso improprio.

Le diverse soluzioni sperimentate ad ora non hanno portato a niente: oltre alle indiscutibili difficoltà tecniche, la mancanza di sovra-volontà politica (motivata dalle ragioni profittuali prima accennate) fanno apparire come una chimera la presenza di terze entità ‘super partes’ che possano assicurare l’esecuzione della volontà dettata dall’auto-sovranità. Anche il protocollo blockchain, che di primo acchito poteva sembrare una soluzione, sta dimostrando i suoi limiti: l’accezione di protocollo che assicura totalmente SSI è solo una blockchain ‘pubblica’. L’inconveniente è che se si perde la chiave privata del proprio indirizzo si perdono irrimediabilmente tutte le informazioni relative a quell’indirizzo: se si parla di Bitcoin si perdono soldi ma se si parla di identità si perde ben altro, per cui si necessita di una tecno-stampella di supporto ancora da inventare.

La risultante, a livello di trend, è la consapevolezza delle generazioni più giovani e digitalizzate (dai millenium in giù) del problema e la traslazione progressiva degli identità personali digitali nel deep-web, decentralizzato o meno. Il fenomeno, iniziato circa cinque sei anni fa con la messaggistica, sta espandendosi a livello di domanda ed offerta di servizi e prevedibilmente porterà ad una trasformazione, in meglio, sia della gestione delle SSI che dei modelli di monetizzazione di rinuncia parziale ad essa. Nel contempo si prevede, nei prossimi cinque/sei anni ed a parità di fattori, per gli attuali campioni di business centralizzato (FAAG & co.) un trasferimento delle crisi dal livello attuale di reputazione al livello di revenue.

Innovation Intelligence Analyst | Meditator Zombie | Middle Age Hikikomori | Digital Borderline | Has A Black Hole Under The Pillow |A Bad Product Of💜Venezia🦁

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