The Libra Observer

⚖️The Libra Observer: Crypto News di Fine Anno

libra analysis and forecast
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Analisi, previsioni e due ultimi mesi di storia su Libra e cryptocurrency

Dopo le sberle di cui al post precedente Libra ha fatto né passi avanti né indietro. Dal lato esterno l’interesse maggiore suscita la recente esternazione del Presidente (e Ministro delle Finanze) svizzero Ueli Maurer per cui allo stato attuale il progetto è un fallimento. La spiegazione è nella composizione del paniere della cryptocurrency, per cui le banche centrali le cui valute sono contenute in esso non ne permetteranno mai la nascita dato il potenziale destabilizzante verso le stesse monete nazionali. Dal lato soft-power, e quindi la strada scelta da Facebook fino ad ora per interfacciarsi con le istituzioni, questo può essere uno scenario possibile anche in funzione di quanto espresso dalla società nell’ultima relazione di bilancio. Se il teatro muta vero l’hard-power, lo scontro o l’imposizione, non si vedono strumenti istituzionali tali da impedirne nell’immediato la messa in linea. La UE si è contraddistinta con un aberrante documento (anche in podcast e YouTube!!!) stilato da STOA (Scientific Foresight Unit del parlamento Europeo). La stravaganza (a proposito di fantomatici scienziati e metodo scientifico) si esplica in una serie di affermazioni tout-court espresse circa la possibile distruzione dell’attuale sistema finanziario da parte di Libra senza nessun minimo supporto scientifico e/o verificabile. Incredibile.

Dal lato interno la Facebook ha acquistato servicefriend, una piattaforma israeliana di chatbot per supportare i servizi clienti: fonti degli acquisiti hanno specificato la destinazione del know-how a Calibra. A metà novembre un aggiornamento del progetto descrive i progressi del ‘beta-test’; in dicembre il white-paper è stato rivisto con l’eliminazione della possibilità di distribuzione di dividendi residuali alla cerchia dei primi investitori. Infine è partito Facebook Pay, praticamente un PayPal in valuta fiat tra gli utenti delle piattaforme del gruppo. Niente quindi lascia presagire un abbandono del progetto.

Con riguardo Gram e TON si è nelle more della diatriba legale tra SEC e Telegram circa l’ICO, di cui già detto e che dovrebbe avere un impulso verso febbraio in termini di udienze. Anche qui poche nuove: gli investitori nell’ICO hanno rifiutato il rimborso anticipato proposto da Telegram (causa rinvio uscita nel mercato) e la società ha rilasciato un test-wallet open-source da provare.

Lo scenario è che sia Libra che Gram vedano la luce entro il 2020 e che prosperino almeno per i prossimi cinque anni: per la prima si prevede una una genesi più lenta rispetto ai piani espressi inizialmente mentre per la seconda (che non è una stablecoin) non si osservano impedimenti allo sviluppo.

Per chi vuole introdursi e approfondire la materia due analisi che dicono niente di nuovo ma fanno un buon quadro della situazione ad oggi da parte dell’Istituto Affari Internazionali e infoguerre.

Libra ha avuto il merito, come sottolineato nei mesi scorsi, di aprire nel 2019 il dibattito circa le cryptocurrency di diversa natura e le loro potenzialità. Le istituzioni stanno reagendo in due maniere distinte: la prima, si rendono conto che il livello del potenziale scontro non è più l’insignificante (in termini quantitativi) nicchia delle cryptocurrency fluttuanti (Bitcoin & C.). Le stablecoin (si chiami Libra o qualcosa ancora da inventare), eliminando la componente incertezza del prezzo, possono minare l’attuale status-quo finanziario attraverso la formazione di sistemi paralleli e più efficienti dell’attuale. Big-One in grado di metterli in atto oltre Facebook ce ne sono abbastanza: essi non solo hanno potere economico e tecnico individuale per farlo ma, soprattutto, eventuali alleanze non potrebbero essere fermate. Quindi la prima reazione è demonizzare le stablecoin. In questo ottica vanno lette le espressioni di paura di stabilità monetaria espresse da FSOC (Financial Stability Oversight Council del DOT USA) e il comunicato ECOFIN dei primi di dicembre nella parte che tratta stablecoin.

Con la medesima linea di lettura basata sulla minaccia all’esistente sono da approcciare le analisi che istituti tipo FSB (Financial Stability Board) e media espressione dell’establishment finanziario effettuano circa il pericolo dell’ingresso dei Big-One sulla scena finance, specialmente sul segmento retail.

La seconda linea di reazione instituzionale è quella di dover fare i conti con una tecnologia più efficiente di quella attuale che, se adottata indiscriminatamente, avrebbe gravi ripercussioni sull’esistenza di quegli intermediari finanziaria che sono ragione di vita per le istituzioni stesse. Quindi la strada della metabolizzazione non-rinviabile segue due corsi: le analisi di fattibilità di breve-medio periodo e un fronte di adozione prossima ventura. Del primo gruppo fanno parte ad esempio BCE con il progetto PEPSI, che vede il coinvolgimento di 20 banche europee ed il progetto P27 Nordic Payment, tra banche svedesi, finlandesi e danesi con la benedizione delle rispettive autorità centrali.

Al secondo filone appartengono un novero di nazioni, ormai abbastanza cospicuo ed in continuo aumento, che entro il 2021 entreranno sul mercato con una CBDC. Le più rappresentative, spinte da motivi che vanno dalla necessità di controllo ai problemi di embargo passando per l’effettiva coscenza circa la potenzialità dello strumento, sono Cina, Iran, Ghana, Turchia, e, all’interno dell’UE, Svezia e Francia.

Lo scenario è che entro la metà del prossimo decennio numerose cryptocurrency espressioni nazionali saranno sul mercato andando a modificare gli attuali equilibri che regolano gli intermediari. Eccetto isole felici come i paesi nord-europei, e con gli attuali presupposti, si prevede che UE e Stati Uniti siano destinati a rincorrere il gap tecnologico e di esperienza che attualmente vede i paesi orientali, arabi e anche africani notevolmente in vantaggio. In tale prospettiva l’ingresso dei Big-One nel finance perde significato in termini di mercati finanziari paralleli (quindi di stablecoin e cryptocurrency proprietarie) per acquistarne in termini di servizi alternativi offerti rispetto alla banche.

Per chi vuole approcciare le stablecoin qui un ottimo riferimento.

CipherTrace nel suo report non mette in evidenza, qualitativa e quantitativa, particolari delitti perpetrati attraverso o a danno del universo delle cryptocurrency. Scorrendo l’analisi trimestrale non si va oltre l’ordinaria amministrazione. L’attenzione invece viene focalizzata sulle ‘regole di viaggio’.

Ad inizio anno GAFI ha raccomandato di estendere la normativa inerente i trasferimenti transfrontalieri anche ai Virtual Asset Service Providers (VASPs). Ciò si risolve in segnalazioni che devono emergere quando la transazione supera determinati livelli, al pari del contante o dei movimenti bancari. Se il VASP è un crypto exchange in teoria, almeno per i maggiori, non dovrebbero esserci problemi. Tuttavia CipherTrace evidenzia la diffusa manchevolezza della categoria nelle procedure KYC. Qualora si utilizzino cryptocurrency votate alla privacy e/o wallet propri (con hardware proprietario, non piattaforme gestite da terzi) la questione diventa complicata.

Anzitutto c’è il problema di monete come Monero o Zcash nate per la protezione della privacy, a detta di ChiperTrace comunque residuali negli scambi finalizzati all’illecito. Gli exchanger, o le autorità in loro assenza, dovrebbero essere in grado di rilevare autonomamente i diversi parametri degli scambi ma per ovvie ragioni tecniche questo non è possibile. Durante i Crypto Compliance Symposium e Travel Rule Compliance Conference and Hackaton, tenuti ambedue a San Francisco nel giugno e novembre di quest’anno, i rappresentanti delle monete-privacy hanno praticamente tutti espresso la tesi che è possibile con determinate opzioni sulle transazioni risalire ai parametri di identificazione. Questa logica vale quando all’autore della transazione viene contestato un illecito, a sua discolpa, e non con fini di controllo preventivo. Sotto altro punto di vista se la transazione in qualsiasi cryptocurrency avviene tra wallet autonomi è impossibile il controllo.

Lo scenario a medio termine prevede un’inasprimento delle compliance per gli intermediari autorizzati in maniera tale che essi stessi funzionino da filtro per situazioni tipo le monete-privacy. Le misure serviranno a poco perché se il fine è l’illecito, o la semplice protezione della propria privacy, l’utilizzo di intermediari con sede in giurisdizioni tipo Virgin Island o propri wallet sono soluzioni che aggirono egregiamente l’ostacolo. Ecco quindi che per contrastare efficacemente il problema bisogna ricorrere a soluzioni di intelligence che ledono a priori i diritti digitali di ognuno: ChiperTrace ed altri di settore, con i loro prodotti e soluzioni, ne sono il caso concreto.

Analisi del fintech nel panorama finanziario italiano da parte di UIF (ogni commento superfluo).

Ottima analisi sulla non-adozione di massa dopo 10 anni delle cryptocurrency.

SAGA, un modello di stablecoin non legata ad una particolare valuta, né a un paniere ma ad un asset dell’IMF: ottima idea.

Da Praxxis una possibile soluzione alla problematica prossima ventura dei processori quantici e delle nuove minacce alla crypto-integrità delle cryptocurrency.

L’ennesima storia, però molto bene argomentata, sulle origini di Satoshi Nakamoto.

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